Salario minimo
Presidente, Consiglieri di Stato, Colleghe e colleghi,
a distanza di quasi 5 anni dall’approvazione dell’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino” da parte del popolo ticinese, ci apprestiamo a decidere – spero - sulle sorti del salario minimo, tema che nelle ultime due settimane ha ancora una volta infuocato gli animi, e creato un’insolita maggioranza parlamentare il cui rapporto commissionale ha creato emendamenti, distinguo e confusione.
A inizio 2019 il PLRT ha confermato il proprio sostegno all’impostazione del messaggio governativo sul salario minimo – con una forchetta a livello di salario sociale e il rafforzamento dell’Ufficio cantonale di conciliazione – che permetterebbe di dare finalmente seguito all’esito della votazione popolare, evitando che in Ticino si paghino salari sotto i 19 franchi. Allo stesso modo abbiamo confermato la disponibilità a una correzione al rialzo della forchetta, rispetto a quanto proposto dal Consiglio di Stato. IL PLR è sempre stato disponibile a valutare, dopo i necessari approfondimenti, ulteriori adeguamenti che limitino i rischi legati ad un aumento dei salari minimi praticamente solo a beneficio della manodopera frontaliera.
È importante però sottolineare alcuni aspetti: La sentenza del TF sul salario di Neuchatel del 2017 ha sancito il principio che, tenuto conto delle circostanze in quel Cantone (sottolineo quel Cantone), 20.00 all’ora può essere considerato un salario sociale che non lede la libertà economica. I Cantoni possono quindi stabilire un salario minimo con funzione sociale, ovvero per combattere la povertà, situato ad un livello relativamente basso, applicando i parametri delle assicurazioni sociali o degli aiuti assistenziali. Per questo motivo discutiamo di queste cifre! Evidentemente sarebbe un desiderio condiviso quello di assicurare a tutte e a tutti i ticinesi un salario più alto: ma cadrebbe davanti al primo ricorso. Il TF è stato chiaro.
Raramente nel dibattito si sono citati i numeri di Neuchatel, ci tengo quindi a farlo, visto che proprio recentemente è stato pubblicato il rapporto della commissione salario minimo applicato a NE: Introdotto nel 2017, fino a fine 2017 era di 19.70 franchi all'ora, Fino a fine 2018 19.78 franchi all’ora e Quest’anno nel 2019 20.02 franchi all’ora
I lavoratori coinvolti dal salario minimo a NE sono circa 1'700. In Ticino si parla di 12’000-16'000 persone, di cui 2/3 sono frontalieri. Una costellazione della manodopera ben diversa rispetto al cantone romando.
Il salario minimo è quindi uno strumento sociale e non di politica economica, questo è il principio stabilito dal Tribunale federale, non è quindi da interpretare come un mezzo per risolvere tutte le problematiche di tipo sociale rispettivamente da utilizzare in sostituzione del partenariato sociale. Per queste ragioni non è possibile fissarlo in maniera arbitraria, ma è necessario riferirsi a prestazioni sociali che già conosciamo, come l’indennità di assistenza (14.48 franchi/ora), le indennità sociali (18.19 franchi/ora) oppure ancora quanto definito per le prestazioni complementari (19.45 franchi/ora). La proposta del Governo tiene conto di questi tre valori di riferimento proponendo una soluzione mediana. Certo, possiamo illudere i cittadini ticinesi e promettergli un minimo più alto, ma la doccia fredda è dietro l’angolo. E allora percorriamo il percorribile, non l’illusorio, rispettando i limiti imposti dal diritto federale.
Purtroppo, invece, alcuni hanno cucinato nuove proposte presentando soluzioni appetitose ma – appunto - di difficile applicazione. In particolare, taluni propongono riflessioni economiche che nulla hanno a che fare con il concetto di salario sociale.
Questo infischiandosene del fatto, che alcune realtà economiche, in particolare esistenti nelle zone periferiche, si vedrebbero messe in grave difficoltà se l’asticella del minimo salariale fosse posta oltre le soglie indicate. Ricordo anche che a livello nazionale il 18 maggio 2014 il popolo svizzero ha bocciato con il 76% di NO l’iniziativa sul salario minimo che prevedeva uno stipendio minimo legale a livello nazionale di 22 franchi all’ora, che sarebbe equivalso a una rimunerazione mensile di circa 4'000 franchi per un tempo pieno di 42 ore settimanali. Non c’è stato un solo cantone in cui l’iniziativa popolare "Per la protezione di salari equi (Iniziativa sui salari minimi)" sia stata accolta. Allo stesso modo, si fatica a tenere in considerazione che i 2/3 dei beneficiari del salario minimo saranno comunque frontalieri e che l’innalzamento del minimo salariale porterà inevitabilmente ad un allineamento verso il basso dei salari più alti, visto che ogni azienda deve mantenere sotto controllo il costo totale degli stipendi versati ai propri collaboratori. La massa salariale non varia a piacimento, se io ho a disposizione un certo budget per i salari e alzo quelli più bassi quelli più alti rischiano di restare fermi al palo o livellarsi verso il basso.
Il PLR, nel rispetto di quanto deciso dal popolo, ribadisce che la soluzione per migliorare la situazione dei salari in Ticino risiede nel rafforzamento del partenariato sociale con la definizione di contratti collettivi di lavoro. Partenariato sociale che caratterizza la pace del lavoro in Svizzera ed è premessa indispensabile per una crescita economica socialmente sostenibile.
Per quanto riguarda i rischi, vorrei fare alcune precisazioni. Dopo 4 o 5 anni di dibattito si tende infatti a parlare poco dei rischi del salario minimo: Si è già osservato che in un settore dove è stato fissato un salario minimo obbligatorio in un contratto normale di lavoro, le retribuzioni al di sopra del salario minimo negli anni successivi si sono livellate verso il basso. E proprio in questa fascia si collocano la grande parte delle lavoratrici e dei lavoratori residenti. I nostri timori non sono infondati, per questo motivo insistiamo nel richiedere una verifica dell’impatto ad ogni forchetta. Le categorie di persone che maggiormente rischiano di essere escluse dal mercato del lavoro sono i giovani e le persone meno qualificate. Dovendo pagare un salario minimo obbligatorio, il datore di lavoro potrebbe tendere ad assumere manodopera maggiormente qualificata rispetto a persone con un grado di formazione inferiore. Certo, sono scelte socialmente poco responsabili, ma la politica ha a che fare con la realtà e le conseguenze delle scelte politiche.
Ci sembra più che serio e legittimo monitorare la situazione e verificare quello che succederà con i salari dei residenti, se del caso apportando dei correttivi, ma per farlo servono delle verifiche puntuali. Per questo motivo chiediamo dei dati oggettivi, con una valutazione a scadenze ben precise, non ci sembra di chiedere la luna. Questo salario minino non deve andare a scapito dei residenti a causa di un livellamento verso il basso dei salari per compensare l’aumento dei salari minimi. 2/3 dei beneficiari dei salari minimi obbligatori saranno comunque persone non residenti sul territorio e che in Lombardia e in Piemonte vivono bene con un potere d’acquisto decisamente inferiore a quello svizzero.
E c’è ancora un ultimo punto che tengo a precisare. Vendere continuamente anche in quest’aula solo un’immagine del Ticino negativa, senza speranza in cui si paghino diffusamente solo dei salari di 10 franchi l'ora come fosse normale è scorretto e una falsità. Gli irresponsabili episodi di abuso vanno combattuti. Per ogni professione esiste un salario di riferimento e non ne esistono di così bassi. Se emergono dei casi di questo genere si tratta di dumping salariale ed essi vanno sanzionati in base alla legislazione esistente.
In conclusione, il gruppo PLR ha proposto un emendamento al rapporto di maggioranza per anticipare l’introduzione del salario minimo, fare delle verifiche per monitorare quello che succederà dopo l’introduzione del salario minimo Qualora l’impatto positivo sui residenti dovesse essere confermato, il salario minimo potrà essere portato fino a fr. 20.50, contro i fr. 20.25 attualmente proposti. ~