Discussione generale Covid-19
Presidente, Consiglieri di Stato, colleghe e colleghi,
il 25 maggio 2020 è una data che ricorderemo a lungo. Il Parlamento torna finalmente a riunirsi e lo fa a Lugano, dove a lungo in passato si riunì secondo un'alternanza tra Locarno, Lugano e Bellinzona. Una regola pensata per disinnescare le tensioni regionali e che durò fino al 1878, quando la Città all’ombra dei Castelli fu confermata capoluogo del nostro Cantone.
Questa piccola parentesi storica è però l’unico aspetto del passato che intendo richiamare. Oggi la priorità politica è il futuro del Paese, e questo sguardo è inconciliabile con l’impulso di avviare un processo politico su quel che è stato, visto che il tempo per una valutazione critica sul periodo riservato allo stato di necessità, la sua applicazione e i provvedimenti adottati ci sarà più avanti con il necessario distacco emotivo dal momento che stiamo ancora vivendo. Ci tengo però fin d'ora ad esprimere la dovuta riconoscenza a tutte le persone che hanno avuto il difficile compito di gestire la complessa situazione in prima linea come pure ai cittadini che hanno affrontato con dignità e senso di responsabilità questa prima fase.
Mai come dal Dopoguerra è giunto il momento del confronto politico sulle visioni che reggeranno lo sviluppo di questo Paese. Nei confronti delle giovani generazioni abbiamo il dovere morale di consegnare un Ticino in cui il Governo, il Parlamento e la Politica, con la necessaria modestia, consapevolezza e determinazione si riappropriano della lungimiranza, della progettualità, del senso di responsabilità e della dignità ideale.
Ora è il momento di guidare il nostro Cantone fuori dalla crisi, che nei prossimi mesi presenterà un conto salato in termini di disoccupazione, debito pubblico e recessione. Assumerci le nostre responsabilità nei confronti dei cittadini significa attrezzare il Ticino con gli strumenti migliori per creare un benessere diffuso. Lo Stato è la cornice del successo di un Paese e regola parte del suo funzionamento. Lo Stato non può però sostituirsi all’impegno delle cittadine e dei cittadini, delle aziende, delle associazioni e di tutto il nostro tessuto civico, che costituisce il vero motore della Svizzera e che pochi Paesi al mondo riescono a imitare.
In queste settimane si parla di “ritorno alla normalità”, ma si aggiunge anche che “nulla sarà come prima”. Possono sembrare espressioni in antitesi, ma non lo sono. Dobbiamo custodire il meglio della nostra storia e combinare questa eredità con le idee chiare sulle riforme utili e indispensabili al nostro Paese.
La storica introduzione dello stato di necessità ha imposto restrizioni della libertà individuale che solo alcuni anziani riescono a ricordare. La libertà è il valore svizzero che ci accomuna ed è stato messo alla prova, è stato limitato pesantemente per tutelare la salute pubblica. Ci siamo scoperti tutti profondamente vulnerabili, le sensazioni di sicurezza e stabilità troppo spesso date per scontate hanno lasciato spazio alla confusione, all’incertezza e all’apprensione, soprattutto quando abbiamo assistito inermi all’ondata di ricoveri che investiva gli ospedali.
Oggi però, non è dalle ulteriori proroghe dello stato di necessità che potremo ripartire, ma dalla centralità dei valori fondamentali di libertà e responsabilità. La combinazione di questi due concetti non è illusoria e non è nemmeno retorica: è la ricetta che – insieme al federalismo – ha saputo fare dei nostri 26 Cantoni un mosaico di realtà dalla qualità di vita tra le migliori al mondo.
Cosa significa dunque, da oggi, “ritorno alla normalità” e “nulla sarà come prima”? Significa alimentare incessantemente proprio quei valori fondamentali di libertà e responsabilità, ovvero la capacità dello Stato e dei suoi cittadini di comportarsi in maniera libera e sostenibile: rispettando il territorio, la solidarietà e le future generazioni. E come facciamo a incarnare questo approccio?
Il salto di qualità di questo Cantone dovrà svilupparsi lungo i binari – convergenti – della formazione e dell’innovazione. La scuola prepara i cittadini e fornisce gli strumenti per individuare la propria traiettoria nel futuro. L’innovazione è l’anima del progresso. Questi due elementi, formazione e innovazione, alimentano la fiamma dello sviluppo economico, che a sua volta garantisce posti di lavoro e benessere.
Care colleghe e cari colleghi, in questo Paese spira sempre più forte il vento di chi vuole incrinare pericolosamente la coesione contrapponendo strumentalmente chi lavora assiduamente e chi crea lavoro assumendosi molti rischi. La soluzione per un’economia a misura d’uomo, capace di giocare su scala globale e di nutrire la dimensione locale, è l’alchimia del compromesso e del partenariato sociale, è la capacità di fissare poche regole ma chiare e rispettate, è la consapevolezza della dignità del lavoro e della necessità dello spirito imprenditoriale. Certo, ci sono tensioni, ci sono incomprensioni. Certo, ci sono molte preoccupazioni. Ma guardiamoci attorno, colleghe e colleghi. Qual è quel Paese super regolamentato dove tutto funziona per il meglio? Qual è quel Paese dove la diffidenza verso chi intraprende qualcosa è ripagata dall’onestà? Qual è quel Paese che affidando sempre più compiti e aspirazioni allo Stato, consente di vivere liberi e nel benessere?
Ebbene, quel Paese non esiste.
Esiste però un Paese come la Svizzera che al culto delle norme, dei divieti e delle regole a ogni piè sospinto, preferisce la semplicità della chiarezza delle leggi, l’agilità delle regole, il rigore dei conti. Non si tratta di feticci liberisti e non vogliamo attentare allo Stato, anzi. Queste tre virtù – ancora una volta – hanno proiettato la Confederazione sotto la lente di chi ci invidia la rapidità e la generosità con cui lo Stato ha messo a disposizione decine e decine di miliardi. L’ente pubblico è essenziale, ma lo Stato non può essere onnipotente e le sue risorse finanziarie corrispondono sempre in ultima analisi ai soldi dei cittadini.
Come PLR abbiamo da subito ritenuto che l’onda anomala del coronavirus non potesse far naufragare i progetti di aziende e indipendenti. Nella fase di ripartenza il nostro obiettivo è affrontare la crisi e rilanciare il nostro Cantone con soluzioni efficaci e coerenti, portando avanti riforme strutturali con la visione che vi ho tratteggiato. Le difficoltà dell’economia colpiscono tutti, anche i più giovani: vogliamo sostenere la formazione rilanciando i posti di apprendistato, senza dimenticare di potenziare i molti percorsi della riqualifica professionale. Abbiamo avuto la prova – se mai ce ne fosse bisogno – della necessità di puntare ad un polo di ricerca forte e ad un settore sanitario che possa contare su molti più ticinesi formati in ambito infermieristico e medico. Quanto al commercio, proponiamo di dare finalmente ossigeno ai nostri negozi, flessibilizzando gli orari e favorendo maggiore libertà nei giorni di apertura. Sarà inoltre fondamentale spendere sul nostro territorio e dimostrarsi solidali con tutti i settori – dal turismo al commercio – che animano le nostre regioni, abbattendo la bulimia burocratica che spinge albergatori e ristoratori a rinchiudersi in ufficio, sacrificando la passione per l’accoglienza. Per queste attività e per i moltissimi artigiani ticinesi, gli incentivi a innovarsi – dai macchinari alla presenza online – sono la necessaria forza di propulsione. Nessuno può più permettersi di marciare sul posto.
Se vogliamo essere onesti con il Paese, dobbiamo ammettere e accettare una verità scomoda: non tutti riusciranno a superare questa crisi. “Nulla sarà come prima” significa anche che questa crisi è uno spartiacque tra chi già prima era in fragile equilibrio rispetto a chi era riuscito a costruirsi una realtà aziendale solida così come tra chi intuisce le opportunità per trasformarsi e rilanciarsi e chi si abbandona all’inerzia. Certo, possiamo vendere l’illusione che sia possibile aiutare tutti, indipendentemente dalla capacità di adattarsi a un mondo che cambia. L’innaffiatoio indistinto e generalizzato di milioni di franchi non solo è inefficiente, ma irresponsabile e insostenibile. Significherebbe scavare una voragine chiamata debito pubblico che saranno le prossime generazioni a dover colmare. Quelle stesse generazioni che vedono assottigliarsi la fiducia nel proprio primo e secondo pilastro. Le decisioni che prenderemo nei prossimi mesi si ripercuoteranno inevitabilmente nei prossimi anni. L’equità intergenerazionale non è un discorso vago e astratto, ma è un’emergenza che diventa sempre più pressante, che non possiamo sacrificare sull’altare del calcolo elettorale, che avrà comunque vita breve. Non possiamo sfuggire alle nostre responsabilità.
“Nulla sarà come prima” è dunque la scelta di orientare un Paese e un’economia liberale verso la formazione e l’innovazione, che diventano anche pilastri di una politica ambientale fatta di ricerche e conquiste, non di divieti sempre più invadenti. La capacità di reinventarsi – grazie alle conquiste della digitalizzazione – darà un impulso allo sviluppo regionale, stimolando un’imprenditorialità a km 0 socialmente responsabile e localmente virtuosa. “Nulla sarà come prima” dovrà concernere anche la mobilità: il trasporto pubblico potrà adattarsi, ma continuare a investire è essenziale per il Ticino del 2030. E un colpo di mano alla vivibilità del territorio potrà esser dato da una ritrovata cultura del telelavoro, spesso guardata con diffidenza ma che si è dimostrata una risorsa irrinunciabile per il Paese e ha permesso a molti settori, di non fermarsi.
Il PLR è deciso nel voler custodire il meglio del nostro passato e abbracciare le sfide che questa crisi ci impone. E insieme alle forze liberali di questo paese crediamo in un Ticino capace di essere il vettore del proprio successo, ripartendo dal codice genetico di questo Paese che nessun virus deve poter modificare: la libertà e la responsabilità.
Grazie per la vostra attenzione.