Intervento in Gran Consiglio discussione generale Covid-19 23.11.2020

Presidente, Consiglieri di Stato, colleghe e colleghi,

 la crisi pandemica e le sue implicazioni guidano la classifica delle apprensioni degli svizzeri, il COVID-19 ha fatto molte vittime, ha danneggiato la nostra economia e sta facendo soffrire il nostro vivere sociale. 

 Quando è arrivata la prima ondata, nessuno se l’aspettava. Un’emergenza in cui il Consiglio di Stato ha preso in mano il timone del Paese inisieme allo stato maggiore di condotta e ci ha guidato attraverso una situazione totalmente sconosciuta, invocando lo stato di necessità che è sfociato in un lockdown che ha comportato grossi sacrifici per tutti, cittadini e aziende, sia dal punto di vista economico che sociale.

 Poi, proprio nel momento in cui riprendevamo il fiato riabituandoci a vivere senza troppe restrizioni, complice anche un’estate positiva da cartolina, ecco che ci siamo ritrovati in mezzo alla seconda ondata a distanza di qualche mese. Questa volta, per fortuna, l’onda non ci ha colti alla sprovvista, in parte eravamo preparati, sicuramente molto più di altri Cantoni che non avevano vissuto la nostra stessa situazione drammatica e che inizialmente non ne hanno capito la gravità.

 Ed ora veniamo al motivo per cui oggi pomeriggio discutiamo.

La gestione della pandemia ha messo sotto gli occhi di ognuno di noi il peso che hanno le scelte politiche. Non fraintendetemi, la scienza è fondamentale e domina il regno dei fatti: ci spiega come funziona il mondo, e si esprime con la lingua dei dati. Le sue scoperte fanno progredire la nostra conoscenza della realtà, ma è sbagliato pensare di delegare alla sola task force dei medici il compito di decidere cosa fare di questa realtà e della società . 

 Se la scienza domina il regno dei fatti, la politica invece domina il regno dei valori: proprio per questo, si sta dimostrando insostituibile. 

In Svizzera, la politica ha una forma unica. La nostra politica è ricerca di un equilibrio fra esigenze contrapposte, che passa dall’equilibrio degli interessi rivendicati.

 Le restrizioni della nostra libertà individuale e la sensazione di essere molto vulnerabili ci hanno aperto gli occhi su molte cose: ci siamo resi conto che il benessere non è solo una questione medica, ma dipende da più fattori, come per esempio la certezza di avere un lavoro, di poter pagare le fatture a fine mese, di avere una sanità che funziona, di avere dei contatti sociali e poterli coltivare, di potersi muovere e scegliere liberamente dove andare, alimentarsi di cultura e tenersi in forma con lo sport, soprattutto quello amatoriale.

 La politica – e con noi molti attori del territorio - in questa seconda fase non è rimasta in un angolo a guardare, ci siamo resi conto che spegnere la società non è la risposta e potrebbe fare molti più danni sul lungo periodo, anche dal punto di vista psicologico come avvertono molti specialisti.

 Bisogna proteggere i più vulnerabili, ma allo stesso tempo riuscire a continuare a vivere questa nuova normalità per non ritrovarci a fine pandemia davanti alle macerie di un futuro che non avrà prospettive per nessuno

 Si sta facendo molto per non arrivare ad un secondo lockdown. Il nostro partito è convinto che chiudere tutto non sia la soluzione, soprattutto ora che sappiamo cosa ci troviamo di fronte. Dobbiamo affrontare la situazione, la possibilità come oggi di discutere della situazione con dati e cifre alla mano è importante, portando la voce di tutte le sensibilità che costruiscono il mosaico del nostro Paese, penso alla cultura, allo sport, all’economia, a tutti i settori che si stanno ammalando. 

 La scienza ci darà un bel colpo di mano consegnadoci il vaccino e la popolazione anche, perché, malgrado sia stanca, è molto attenta alle misure di igiene e distanziamento sociale.  In questa seconda fase la politica deve riuscire a dare una visione liberale alla società, dare la possibilità di coltivare le libertà di ognuno, con alcune restrizioni, con piani di protezione ovunque sia possibile per evitare di spegnere una seconda volta la nostra società. In Parlamento abbiamo già le forze che si sono specializzate nel processare ciò che è stato. Ma se penso alle cittadine e ai cittadini di questo cantone, alle loro preoccupazioni e alle loro aspirazioni, sono convinta che dobbiamo rivolgere lo sguardo al rilancio del paese. Il centro delle nostre attenzioni deve essere il futuro: non è retorica, è una necessità.

 Rinunciamo a buttarci in una campagna dove ognuno cerca di imporre la propria visione. Rinunciamo a voler accontentare ogni appetito partitico. Rinunciamo a illuderci che possiamo aiutare tutti, anche perché non solo è impossibile, ma è pure sbagliato. E ce lo dicono i tanti imprenditori, aziende e società che non capirebbero gli aiuti a coloro che erano già sulla via del tramonto prima della pandemia. 

 Un Parlamento che intende essere all’altezza del suo ruolo non può convertirsi in un bazaar degli atti parlamentari e delle pretese. Se oggi discutiamo della pandemia, è per tracciare una via d’uscita costruttiva, sensata e soprattutto sostenibile. È un imperativo etico che dobbiamo sentire nostro se pensiamo alle giovani generazioni. 

 Anche perché, finora, siamo andati avanti come se nulla fosse in attesa di avere delle priorità su cui lavorare. Ma ora il tempo è scaduto ed è il momento delle scelte: bisogna avere il coraggio di decidere, altrimenti la pandemia lascerà dietro di se una voragine che le prossime generazioni pagheranno per chissà quanti anni. 

L’obiettivo è fare in modo che questo cantone e le sue cittadine e cittadini siano più forti dopo la crisi. Di segni indelebili, questo coronavirus, ne ha lasciati fin troppi.

 Il nostro compito quindi è di uscire dalla comfort zone della gestione corrente e chiederci cosa sia veramente necessario: e allora le priorità sono gli investimenti nella formazione, nelle infrastrutture e in aiuti ragionati nell’economia pronta a rilanciarsi e innovarsi. Sono tutti franchi investiti che domani si moltiplicano.

 Ma ci sono ricette altrettanto utili e che non ci costano poi tanto, anzi. La semplificazione delle leggi è un aiuto che responsabilizza gli attori del territorio e permette loro di reinvestire, di operare senza disperdere risorse che oggi si sono rarefatte. Questo discorso trova la sua massima espressione con gli aiuti della Confederazione, che ha salvato l’economia Svizzera perché con un documento snello e invidiato ovunque erogava aiuti indispensabili. Dove invece i Governi si attivano a colpi di decreti interminabili … il risultato è lì da vedere: non c’è.

 Dopo il lavoro ridotto efficace per evitare i licenziamenti e che hanno aiutato a mantenere stabile il tasso di disoccupazione in questi mesi, le indennità per perdita di guadagno, i crediti garantiti Covid e l’IPG corona ora arriverà anche lo strumento dei casi di rigore,per i settori più colpiti. Anche qui, confidiamo quindi in una procedura il meno macchinosa possibile.

 E poi – ancora una volta – dobbiamo lottare per una società che rimanga aperta,lasciando ossigeno ad attività indispensabili come la cultura e lo sport. 

 Parliamo di un orientamento chiaro e coerente, per rassicurare una popolazione stanca, che ha voglia di riafferrare la normalità di sempre. 

 In conclusione, colleghe e colleghi, iniziamo a lavorare insieme non contro. O perlomeno non in un cronico disaccordo che fa scuotere la testa al cittadino che vuole un Ticino in ripresa. Costruiamo una maggioranza solida, diamo una funzione a questo parlamento e diamo una prospettiva al nostro bellissimo Cantone. Quando chiediamo ai cittadini responsabilità e unità, ricordiamoci che l’esempio potrebbe venire da questo Parlamento.