Lavatrici intelligenti e scenari futuri

«Ciao Siri, che tempo farà oggi?» Questa domanda sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa, ma oggi ha fatto irruzione nella vita quotidiana di molti di noi. La digitalizzazione prende sempre più piede nella nostra quotidianità, dagli acquisti online su Zalando agli autobus autonomi per le strade di Sion, fino ai droni che volano sopra le nostre teste trasportando qualche pacco. Per non parlare delle casse automatizzate nei supermercati, di Uber per gli spostamenti, di pranzi e cene consegnati a domicilio dopo essere stati ordinati con una app.

Queste evoluzioni – ognuna delle quali ha avuto anche momentanei rovesci – aprono nuove possibilità nella sfera privata e professionale di tutti noi. L’obiettivo è di utilizzarle per sviluppare soluzioni vantaggiose per tutta la società. Muoversi con agio nel mondo digitale è un’abilità indispensabile, che il nostro sistema di formazione deve insegnare: senza se e senza ma. Non possiamo pensare di prosperare se non sapremo adeguarci alle nuove realtà tecnologiche e promuovere flessibilità e gioia di apprendere, magari giocando – come già succede nelle scuole di altri Cantoni.

La profondità di questo cambiamento sfida molte abitudini: è inutile negare che le incertezze tenderanno ad aumentare, che alcuni modelli commerciali non avranno più successo e che molte imprese e lavoratori dovranno riorientarsi. Con la scomparsa dei lavori standardizzati e ripetitivi crescerà però il valore delle competenze tipicamente umane, quelle che le macchine non possono sostituire. Le persone potranno quindi lavorare anche in futuro, ma dovranno essere accompagnate: la formazione continua va quindi sostenuta in tutti i campi. È del resto nell’interesse delle imprese investire nell’aggiornamento del proprio personale e rafforzare le offerte di perfezionamento. Come ha spiegato bene Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto italiano di Tecnologia, «Il futuro non ci riserva robot umanoidi, ma lavatrici molto intelligenti: sviluppiamo macchine che sono sì superiori all’uomo, ma in uno o al massimo due compiti molto specifici, mentre per il resto sono inutili».

Perché quindi l’intelligenza artificiale fa così paura? Forse perché modifica le nostre abitudini e ci spinge a rimetterci in discussione. Sono convinta che ci convenga non cedere alla paura: meglio puntare su un po’ di spirito critico e voglia di studiare l’ignoto, prima di giudicarlo. La transizione in corso richiederà la capacità di distanziarci da strutture ormai superate, con un atteggiamento aperto: il nostro obiettivo è di imbarcarci in un viaggio verso il futuro che abbia basi solide. Gli ingredienti necessari? Infrastrutture adeguate, competenze digitali, sostenibilità del sistema fiscale e sociale per adeguarlo a nuove forme di lavoro miste. Soprattutto, dovremo tenere a freno la tendenza tipica della politica a regolamentare eccessivamente i singoli settori, invece di affrontare i temi in modo complessivo e intersettoriale. Il nostro Cantone non può chiudersi di fronte all’evoluzione tecnologica, anche perché in Ticino sono già fioriti centri di punta a livello internazionale, come l’Istituto Dalle Molle per l’Intelligenza Artificiale o il nuovo Centro di ricerca di UBS a Manno. La Svizzera è un Paese all’avanguardia e ha tutte le caratteristiche per distinguersi anche nell’economia del XXI secolo: anche a sud delle Alpi dobbiamo rispondere alle nuove sfide in modo critico ma propositivo, senza lasciare che le paure blocchino lo sviluppo del nostro bellissimo Cantone e i sogni delle future generazioni.